Tutti i post della categoria: Economia

Liberalizzazioni, emendamenti pochi ma buoni

postato il 11 febbraio 2012 da redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

L’attività parlamentare di questi giorni è stata di elevato livello, e in particolare il “pacchetto liberalizzazioni” è stato particolarmente apprezzato dai mercati e dalla comunità internazionale con una netta diminuzione dello spread. In questa ottica è da inquadrarsi l’attività di questi giorni dell’UDC, che anzi, come rivendica l’on.le Galletti, “ha presentato un numero di emendamenti limitato e a costo zero per le finanze pubbliche. Soprattutto, sono proposte che non toccano assolutamente l’impianto delle liberalizzazioni, anzi ne aumentano le potenzialità. Ci aspettiamo che tutte le forze in Parlamento operino, come noi, per migliorarne il testo e non per demolirlo”.

In particolare, mi sembra degno di nota la possibilità per i giovani di aprire delle attività imprenditoriali a costi estremamente contenuti (con solo 1 euro di capitale sociale e senza spese notarili) e la liberalizzazione per le attività commerciali e la grande distribuzione.

Quest’ultimo punto, anzi, è stato particolarmente gradito dagli operatori del settore e da parte delle associazioni dei consumatori che hanno rilevato come “dopo decenni si interviene per riequilibrare il potere contrattuale lungo la filiera agroalimentare tra distribuzione e produttori”. Lo stesso Parlamento Europeo ha richiamato l’attenzione ad un maggiore equilibrio lungo la filiera e la nuova disciplina sulle relazioni commerciali per la vendita dei prodotti agricoli, contenuta nell’art. 62 del Decreto sulle liberalizzazioni, aumenterà la trasparenza non solo nei rapporti contrattuali tra produzione e distribuzione, ma anche tra tutti i passaggi e gli attori della filiera, con un indubbio vantaggio per lo stesso consumatore finale.

Questi sono solo alcuni esempi, ma vorrei anche citare il grande sforzo compiuto per liberalizzare il mercato del gas, come ha puntualizzato l’on.le Galletti che ha affermato: “Questa riforma deve essere a 360 gradi comprendendo quindi anche la separazione della rete Eni-Snam Rete Gas”.

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Viaggi low cost per giovani, anziani e disabili: le scelte di Monti

postato il 29 gennaio 2012 da Adriano Frinchi

Nell’art. 62 della bozza del Dl Semplificazioni, è prevista la ”promozione di forme di turismo accessibile, mediante accordi con i principali vettori operanti nei territori interessati attraverso pacchetti agevolati per i giovani, gli anziani e i soggetti portatori di disabilità”. Questa iniziativa è molto positiva perché può essere una via per rilanciare il turismo nel nostro Paese (settore molto importante per la nostra economia e che sta pagando dazio per la crisi),  inoltre agevola una categoria di persone, i disabili che tutti tendono a dimenticare nonostante siano particolarmente bisognosi.

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Milleproroghe, fiducia al governo Monti

postato il 27 gennaio 2012 da Gianluca Buono

L’Italia ha bisogno di provvedimenti economici forti. Abbiamo realizzato la manovra, le liberalizzazioni. Ora le semplificazioni: il taglio dei costi. Non c’è un provvedimento che da solo risolve il problema ma c’è una politica economica che si sta compiendo.

Gian Luca

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Ridisegnato il mondo professionale dei bancari

postato il 21 gennaio 2012 da Adriano Frinchi

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Nell’ottica delle liberalizzazioni del governo Monti, non si può non salutare con piacere i mutamenti che stanno avvenendo nelle trattative con i sindacati delle varie categorie professionali: prima l’accordo tra i lavoratori e Luxottica e oggi l’accordo che ridisegna il mondo professionale dei bancari, un accordo raggiunto grazie ad una notevole prova di pragmatismo da parte di questi lavoratori e che comporterà la creazione di un apposito fondo per stimolare le assunzioni dei giovani.

Cosa prevede l’accordo per i 340.000 bancari? A fronte di un aumento di 170 euro (di cui verranno corrisposti i primi 50 euro di aumento a decorrere dal primo giugno del 2012, altri 50 nel 2013 e infine 70 nel 2014), vi sarà il blocco degli scatti di anzianità per un anno e mezzo, dal primo gennaio 2013 al primo giugno 2014. L’intesa prevede, inoltre, l’introduzione del contratto complementare con un orario di lavoro di 40 ore settimanali invece di 37,5 e la creazione di un Fondo bilaterale per il sostegno dell’occupazione da attivarsi con il contributo dei lavoratori e delle aziende. In particolare le aree professionali contribuiranno con una giornata, vedendosi così ridotta da 23 a 15 ore, la “Banca delle ore”, i quadri direttivi e i dirigenti contribuiranno con una ex festività, mentre i manager con il 4% della retribuzione fissa, come ha suggerito il presidente di Abi, Giuseppe Mussari. Sul salario dei neoassunti con certezza di qualifica terza area primo livello l’intesa prevede una riduzione del salario di ingresso del 18% che, unitamente alle agevolazioni statali alle aziende che assumeranno con stabilizzazione del rapporto di lavoro, sarà un importante incentivo. Il fondo, inoltre, prevede anche che le assunzioni al sud abbiano un trattamento preferenziale.

Ma la cosa veramente rivoluzionaria è la modifica dell’orario di lavoro: l’orario di sportello sarà prolungato eportato a coprire l’intera giornata andando dalle 8 alle 22, dal lunedì al venerdì, con una serie di garanzie sulla turnazione. Ovviamente per l’applicazione di questo orario “allungato”, sarà necessaria un confronto negoziale a livello aziendale, nel caso in cui non si riesca a trovare un accordo l’azienda potrà procedere unilateralmente per la fascia 8-20, mentre l’accordo è obbligatorio per la fascia 20-22. L’orario di lavoro individuale rimane invariato a 7 ore e 30 minuti e sarà privilegiata la volontarietà.

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Chi attacca l’Agenzie delle entrate difende gli evasori

postato il 7 gennaio 2012 da redazione

Coloro che in modo più o meno velato continuano ad attaccare l’Agenzia delle Entrate e il suo direttore Attilio Befera difendono di fatto gli evasori fiscali indebolendo così il sistema di contrasto a una piaga del nostro Paese.
La lotta all’evasione è una priorità assoluta perché con essa si fa pagare meno a chi oggi paga già tutto. L’Udc ritiene che tutte le iniziative intraprese dall’Agenzia delle Entrate stiano andando nella direzione giusta e pertanto ne sostiene l’operato senza ‘se’ e senza ‘ma’.

Gianluca Galletti e Gianpiero D’Alia

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Lavorare tutti insieme su crescita e liberalizzazioni

postato il 29 dicembre 2011 da Gianluca Buono

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La dichiarazione di voto sulla manovra

postato il 16 dicembre 2011 da redazione

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Ospite di “Omnibus”

postato il 14 dicembre 2011 da redazione

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Tra Scilla e Cariddi

postato il 1 dicembre 2011 da redazione

di Mario Mantovani

Dopo alcuni mesi di navigazione difficilissima, che hanno causato alla nave Italia danni chiaramente visibili, il nuovo Comandante Monti ha ora la responsabilità di oltrepassare lo stretto più pericoloso. L’Unione Europea e l’Euro seguono trepidanti la rotta, perché insieme all’Italia affonderebbero anche loro.

Da un lato c’è Scilla, il gorgo della politica monetaria espansiva e dell’inflazione, lo strumento in apparenza più semplice per allentare la tensione sul debito, quello utilizzato dagli USA. Prevede una BCE che acquista in modo illimitato il debito sovrano dei paesi Euro sotto pressione dei tassi, stampando di fatto moneta.

In breve tempo tutti i tassi nominali dell’Eurozona aumenterebbero, l’Euro si deprezzerebbe e con esso il debito pubblico. La Germania, costretta ad una politica inflattiva, potrebbe decidere di uscire dall’Euro e qualche Stato la seguirebbe, adottando il SuperMarco. Oppure potrebbe costringere ai paesi più deboli di uscire e ritornare alle valute nazionali. Non esistono i meccanismi per gestire la spaccatura dell’Euro ed i danni sono difficilmente calcolabili ma inevitabili, come sempre nelle situazioni d’incertezza.

Dall’altro lato c’è Cariddi, il mostro recessivo alimentato dalla politica di austerità, che per ottenere risultati a breve taglia la spesa ed aumenta le tasse, deprimendo l’economia e rischiando una spirale nella quale i redditi diminuiscono ed il debito pubblico non scende. La Germania sostiene che loro sono riusciti ad evitare questa spirale, ora tocca a noi fare altrettanto. Ma se oltre a greci si ribellassero alla cura  teutonica i cittadini italiani e poi gli spagnoli e infine i francesi, chi avrebbe la forza di governare la situazione? Anche in questo caso si assisterebbe ad un’implosione dell’Eurozona e della UE.
Se l’Europa unita avesse scelto per tempo, diciamo un paio d’anni fa, una delle due vie, ora non avrebbero ora le sembianze dei due mostri mitologici. Oggi invece Monti è chiamato a navigare nel mezzo, con una nave che ha vele ancora potenti, ma uno scafo piuttosto malandato.
Le misure del suo governo non devono apparire soltanto i mezzi per quadrare i prossimi bilanci, ma rappresentare un modello di riforma che ogni paese europeo in difficoltà può e deve adottare. Un modello che alleggerisce lo Stato, chiede sacrifici a tutti indistintamente e consente all’economia privata di ripartire, facendo crescere i redditi reali da lavoro e l’occupazione.
Per poter navigare al centro del terribile stretto le misure di rigore devono essere accompagnate da una politica monetaria comunque espansiva, pur evitando i temuti eccessi in stile FED.
Il passaggio senza naufragare dipenderà anche dal fatto che la manovra del 5 dicembre sia percepita come dura ma giusta, che colpisca tutti gli italiani ed in particolare coloro che negli anni passati sono rimasti indenni dai sacrifici. Più le soluzioni tenderanno a rendere omogenee le regole nell’Eurozona, più sarà possibile guidare l’economia continentale fuori dalle secche e creare nei prossimi mesi istituzioni europee più solide.
Ma oltre a Scilla e Cariddi il Comandante Monti dovrà evitare il pericoloso canto delle infinite Sirene che gli chiedono di alleggerire, di spostare, di rinviare i provvedimenti. Quelli che dicono che tanto, come sempre, ce la caveremo. Lui e i suoi marinai si leghino all’albero e si tappino le orecchie – come fece Ulisse – e vadano avanti, senza ascoltare nessuno.

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L’unione economica non basta, ci vuole maggiore coesione politica

postato il 29 novembre 2011 da redazione

“Riceviamo e pubblichiamo” di Mario Pezzati

Questi mesi hanno mostrato i limiti dell’Unione Europea e della BCE: la Banca centrale Europea ha un mandato molto riduttivo, in pratica deve sempre combattere l’inflazione, anche se questo significa aumentare i tassi di interesse in un periodo di crisi (come fece questa estate, salvo poi rivedere la sua decisione due mesi dopo).

Per quanto riguarda la UE, la macchinosità della burocrazia e la scarsa coesione dei politici europei e dei popoli (perché la coesione politica è figlia della coesione delle persone) ha prodotto come unico risultato l’incapacità di agire da parte della UE nei confronti della crisi finanziaria mondiale, in particolare verso la Grecia.

Pensare che una nazione si possa salvare, ignorando le necessità delle altre è miope e autolesionsitico: ormai l’UE ha forti legami economici al suo interno e fare cadere una nazione significa trascinare le altre, perché il default di uno Stato significa mettere in forte crisi il sistema bancario europeo e le imprese, senza che nessuno possa sfuggire a questo contagio, basti pensare ai vistosi cali che hanno coinvolto non solo le banche italiane, ma anche le banche europee anche di nazioni solide come la Germania e la Francia.

Di contro, è bastata l’ipotesi che l’UE prendesse decisioni forti per contrastare la crisi, per avere una giornata di grande euforia in borsa e questo nonostante le nuove previsioni, estremamente negative di Moody’s ed OCSE.

Da questo possiamo desumere che occorra agire senza pensare agli interessi spiccioli di bottega, e bisogna muoversi verso una maggiore integrazione a livello europeo.

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