di Mario Mantovani
Molti si meravigliano per la mancanza di risultati nel taglio della spesa pubblica da parte del governo Monti e bollano la chiamata di Bondi come una dichiarazione d’insuccesso. E’ invece un segnale chiaro per confermare che che si fa sul serio.
Il taglio delle uscite non è un mestiere semplice, né così scontato come potrebbe apparire. Se nel mondo politico è una caratteristica per nulla diffusa, ci sono manager bravissimi nel costruire organizzazioni efficienti, ma spesso hanno bisogno di tempo, di un potere quasi assoluto e .. di soldi. Già, perché ricostruire un’organizzazione, anche più snella, costa e richiede tempo.
Chi invece come Bondi è abituato a gestire situazioni straordinarie di crisi profonda conosce il valore del tempo e le azioni che bloccano subito le emorragie di uscite. Se ci si salva si penserà poi a ricostruire. Ma l’aspetto più importante è la definizione del perimetro, dell’area di valore cioè che si può difendere in situazione di crisi, normalmente molto più ridotta rispetto a quella di partenza. E’ ciò di cui ha bisogno l’Italia: ridefinire il perimetro degli enti pubblici centrali e locali, eliminare ciò che non possiamo permetterci. Tutti guardano soltanto gli sprechi, le inefficienze, le aree di possibile abuso. E’ corretto farlo, nel medio periodo. Ma quando mancano le risorse è talvolta meglio accettare alcune inefficienze nelle aree fondamentali, ma dedicarsi interamente a tagliare le aree di servizio irrecuperabili.
Occorrono anche chiarezza e crudezza, che chi ha la responsabilità di guidare un Paese non può avere completamente. Chi taglia le spese non può alimentare le speranze, deve creare le condizioni affinché qualcuno un giorno possa farlo.
Sono mestieri diversi, ed è importante che oggi sia stato riconosciuto, chiamando Bondi ad occuparsi del taglio della spesa.
Spero che la scelta corrisponda ad una reale volontà di abbandonare la difesa delle aree protette e del perimetro attuale dello Stato da parte della politica. Sarebbe molto pericoloso bluffare in questo momento.
Ma nessuno s’illuda: si toccheranno le autonomie e i servizi. Qualche esempio: il sistema di acquisti sanitari a livello regionale è sostenibile? I costi di gestione dei sistemi informativi e dei processi di back office di migliaia di Enti, sono sostenibili o possono invece essere abbattuti, nel breve, affidandoli in outsourcing? I trasporti pubblici possono continuare ad essere sovvenzionati in questa misura, a tappeto, senza distinguere chi li usa? Gli incentivi alle aziende producono risultati?
E’ il momento di ridefinire un perimetro minimo dello Stato, di difenderlo e rafforzarlo e di cancellare tutto il resto, senza rimpianti.