La bomba al mercato
di Mario Mantovani.
Che la sua stagione sia finita lo avevano capito tutti. Che ne abbia preso atto in Parlamento è un segno di rispetto per l’istituzione comunque da apprezzare.
Ma il modo in cui ha ufficialmente aperto la crisi ha l’effetto di una bomba al mercato, che colpisce tutti senza distinzioni.
La bomba esplode in un paese già in grave difficoltà sui mercati finanziari, crocevia di una guerra dell’Euro che vedrà combattere battaglie decisive nelle prossime settimane. Il semplice annuncio delle dimissioni, ben sapendo che non c’è chiarezza né consenso sul percorso successivo, comunica ai mercati che il nostro Paese affronterà la guerra in condizioni d’incertezza, che a molti ricorderanno il periodo successivo all’8 settembre 1943.
La bomba ha sì effetti nel campo politico avverso, perché costringerà il PD a scegliere quali misure appoggiare e toglierà a Di Pietro la ragione fondante della sua presenza politica, ma soprattutto esplode in campo amico.
Se si andrà subito alle elezioni, Berlusconi lascia infatti il centro destra, la Lega ed i moderati in generale alle loro divisioni, paure e ripicche, troncando sul nascere ogni possibilità di mettere a fattor comune ciò che in profondità li dovrebbe unire. Rischia di trasformare il PdL in una Repubblica di Salò.
Rischia di lasciare senza guida proprio le truppe moderate che servirebbero nella guerra dell’Euro: quelle in grado di accettare i sacrifici e riacquistare la fiducia.
Occorre dare modo agli schieramenti di riorganizzarsi secondo schemi politici finalmente leggibili anche fuori dall’Italia e nel frattempo guidare con sicurezza il Paese nella guerra dell’Euro. Berlusconi è ancora in tempo per disinnescare gli ultimi stadi della bomba.
