postato il 31 agosto 2011 da Adriano Frinchi | in "Economia, Politica"

Una manovra incerta, ingiusta e depressiva


E pensare che doveva servire a rassicurare i mercati. Questa manovra, che si avvia alla terza stesura, e chi sa se sarà l’ultima, si è nutrita di tutto e del suo contrario, comunicando l’assoluta incertezza del Governo nel dettare le priorità e nel creare il consenso intorno ai provvedimenti, pur riconosciuti necessari da una larghissima parte degli italiani.
Il risultato è che tutti si sentono minacciati e privi di fiducia nel futuro prossimo.
Pur toccando tutti gli argomenti dello scibile economico finanziario (e lasciando anche spazio alla fantasia di nuove improbabili imposte), i provvedimenti hanno una linea di fondo: evitare accuratamente di affrontare in modo strutturale i gravi problemi del Paese. Sembra che l’unico obiettivo del Governo sia arrivare al 2013, costi quel che costi. E costa tanto, perchè mantenere il consenso tra le diverse anime del PdL e la Lega ha come conseguenza l’immobilismo. Manovra “da conta-fagioli”? Almeno quelli farebbero quadrare i saldi.
In compenso si dissemina il cammino di bombe che poi qualcuno dovrà disinnescare. Come 20 anni fa, quando si compì l’opera del mostruoso debito pubblico che oggi ci affligge.
Senza vere riforme è inevitabile che i provvedimenti siano ingiusti, in particolare quando toccano il mondo del lavoro e delle imprese. Si doveva fare una manovra tutta di tagli alle spese pubbliche improduttive,  a partire dagli acquisti della PA per proseguire con le Province.
E invece, tirando graffi a casaccio sul fisco, la previdenza e le imprese cooperative, si genererà sfiducia e depressione.
Perché il cuore del nostro problema è il lavoro. Già oggi abbiamo circa mezzo milione di disoccupati tra i 15 ed i 24 anni. Circa altrettanti giovani si affacceranno al mondo del lavoro nei prossimi 5 anni. Nel medesimo periodo avrebbero dovuto andare in pensione circa un milione di lavoratori e si dovrà snellire l’apparato pubblico. È evidente che senza crescita, rinviando soltanto il pensionamento, si crea una situazione esplosiva, che ha già innescato una spirale di decrescita dei consumi. Servirebbe massima flessibilità, invece, nell’uscita dal lavoro come già c’è in entrata, salvaguardando i contributi realmente versati. E servirebbero incentivi a reinvestire gli utili e a capitalizzare le aziende: invece di penalizzare le cooperative occorrerebbe estendere alle altre imprese il principio che conviene reinvestire invece che distribuire i profitti. Ma sto parlando di riforme articolate, per le quali servirebbero coraggio, idee chiare e senso di giustizia. Un altro film, quindi.

Mario Mantovani

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