Un’Europa con poche idee
Le attese per il vertice Merkel – Sarkozy erano elevate, si poteva immagnare un passo importante verso il rafforzamento dell’area Euro, in grado di bloccare definitivamente la crisi dei debiti sovrani europei.
E invece ancora nulla, se non un altro comitato, che si riunirà ben due volte l’anno! Ancora rinviata sine die una decisione sugli Eurobond, probabilmente l’unica soluzione per stabilizzare i debiti degli Stati: si continua ad evitare di approfondire le soluzioni che, limitando ad esempio la quota di debito coperta da Eurobond al 60 %, per esempio, eviterebbero di accollare ai paesi meno indebitati gli oneri dei meno virtuosi.
Se quanto dichiarato è tutto ciò che i due leader hanno deciso c’è poco da illudersi anche sulla capacità dei paesi più forti di trainare la crescita europea: chi s’era illuso che la Germania potesse essere la locomotiva e la Francia il baluardo della tripla A ha dovuto in una settimana ricredersi. Ciascuno per sè quindi, bacchettate e qualche aiuto a Spagna e Italia e un’aria generale di disimpegno.
Se qualcuno pensava ad una guida europea illuminante e a un podestà straniero per l’Italia, dovrà scartare questa soluzione: dalle secche dovremo uscire da soli, con le nostre forze. Se sbaglieremo o saremo lenti forse non avremo un’altra chance, ad oggi è più probabile che l’Eurocouncil lavori per regolare l’uscita di un paese dell’Euro che per rafforzare la coesione delle politiche monetarie e fiscali.
Mettiamo rapidamente le toppe più urgenti ad una manovra iniqua e incompleta, ma nei prossimi tre mesi dovremo dare alla luce le riforme troppo a lungo rinviate: fiscale, previdenziale e istituzionale. Per fare ripartire la crescita in Italia serve soprattutto ricreare uno spirito di fiducia tra i cittadini, che solo l’equità dei provvedimenti ed una larga condivisione tra le forze politiche e sociali può consentire.
Non illudiamoci che le due manovre estive siano sufficienti, siamo e rimaniamo sul filo del rasoio e potremmo precipitare nel baratro in qualunque momento, da qui a due anni.
di Mario Mantovani

Facebook
Youtube
Flickr
Blip.tv
Delicious
Twitter
Dopplr