postato il 3 agosto 2011 da Gianluca Buono | in "Economia"

E’ l’ora delle scelte economiche.

di Mario Mantovani

La politica economica del nostro Governo ha evitato il disastro, nel quale a causa dell’elevatissimo debito pubblico saremmo precipitati se avessimo adottato politiche aggressive di deficit spending, ma ci lascia in mezzo al guado. Tremonti ha questo merito e ha colpe limitate riguardo al debito, ma lui e il Governo hanno perso l’occasione per fare seriamente appello alla classe media lavoratrice del Paese e affrontare i veri nodi della crescita. Rimanendo in mezzo al guado prima o poi ci si affatica e si affonda.
Occorre ripartire con coraggio dalla centralità del lavoro e dal rinnovamento del nostro tessuto d’impresa.
E’ necessario:
- anticipare la manovra prevista per il 2013 e il 2014 ripensandola completamente e salvaguardando il potere d’acquisto dei redditi da lavoro, completando definitivamente la riforma delle pensioni con il passaggio completo al sistema contributivo, l’allineamento dei rendimenti delle gestioni INPS e il decollo della previdenza integrativa;
- trasformare il modello di welfare basandolo sulla sussidiarietà, perché sia sostenibile nel lungo periodo;
- intervenire pesantemente su tutti gli sprechi della macchina statale e dei livelli di governo decentrati;
- favorire una nuova contrattazione per i lavoro dipendente, che veda il tempo determinato e le collaborazioni come eccezioni e il tempo indeterminato come regola, con la possibilità di licenziare a fronte del pagamento di indennizzi significativi;
- ridurre drasticamente gli incentivi alle imprese, trasferendo le risorse sulle politiche attive e le indennità di disoccupazione.
“Discontinuità” significa a mio avviso guardare al lungo periodo, accelerando la trasformazione del nostro sistema economico e del welfare
Tra pochi mesi un italiano sarà alla guida della BCE. Se al Ministero dell’Economia ci sarà qualcuno in grado di muoversi in sintonia con le politiche finanziarie continentali e allo stesso tempo guidare le riforme di cui abbiamo bisogno, con un paio d’anni di sacrifici potremo uscire dal guado.
La classe media che lavora farà come sempre la sua parte, ma oltre che pagare il conto vorremmo avere qualche parola in capitolo sul menù.

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